La guerra: scelta fatta lontano, pagata vicino

Massimiliano Troiano

Dicono che la guerra sia politica, che serva a portare, che serva a portare democrazia: che sia necessaria. Ma quando arriva la guerra, non arrivano le idee: arriva il buio. Si spengono le luci, si svuotano le farmacie, i bancomat non rispondono, il pane diventa poco. E questo succede a tutti: bianchi, neri, verdi e tutto il resto dell’arcobaleno.

Chi ti manda in guerra, non chiede se sei di destra o di sinistra, non guarda il colore della pelle, non ascolta le bandiere… Prende i nostri figli. Tutti!

Li prende dalle case normali, dalle cucine, dalle stanze con i poster alle pareti. Li prende e li chiama eroi dopo averli mandati a morire. Anche un animale impara che, passando tra i fili di un recinto elettrico di un contadino, si fa male e non ci torna più. Perché? Perché impara dalla Storia. L’uomo no! Perché la scossa la fa prendere al culo di un altro.

La Storia ce lo ha già detto: Tacito lo ha scritto: “il Potere cresce nel silenzio della paura”. Lev Tolstoj lo ha smascherato: “la Guerra vive di parole pulite che nascondono corpi sporchi di terra”.

E allora mi chiedo: quanto sangue serve ancora per capire? Quante madri devono piangere perché qualcuno smetta di parlare di necessità? La Guerra non è inevitabile: è una scelta fatta lontano e pagata vicino.

Io questa scelta non la accetto. Non con i miei figli. Non con quelli degli altri. Se questa è la politica, allora io scelgo l’umanità.

Non in mio nome.