David Bowie (in concerto) a casa tua

Roberto Manfredi

Hatsune Miku, l’ologramma in grado di interagire perfettamente con un pubblico di umani, è stata persino in tournee negli Stati Uniti, ottenendo diversi sold out dallo sterminato pubblico giovanile che adora i videogames e le nuove tecnologie virtuali. 

 

Vedere i suoi live su Youtube fa davvero impressione. I musicisti umani suonano nell’ombra quasi nascosti, mentre Hatsune Miku, canta, balla, recita, presenta e si cambia persino i costumi. Il pubblico canta a memoria le sue canzoni scattando persino i selfie come in un concerto tradizionale.

 

Dieci anni dopo, nel 2017, la nuova era digitale si sposava già con la realtà artificiale e la robotica, creando le nuove pop star del futuro. La Società Hanson Holographic con sede a Hong Kong, sta portando in giro per il mondo il sofisticatissimo robot Sophia, che a differenza dei normali robot è dotato di reazioni emotive: risponde in inglese a qualsiasi intervista, sorridendo o corrucciando il viso. Ha un’interfaccia che le dà la possibilità di avere decine di movimenti facciali, dal battito delle ciglia al sorriso. Sophia, umanoide dal fascino irresistibile, è bellissima, ricorda la prima Sinead O’Connor poiché non ha capelli, dato che nel retro del cranio espone vari microchip. In alcuni filmati in rete la vediamo conversare con l’attore Will Smith e addirittura cantare. 

 

Oltre che bella è anche immortale e per chi l’ha creata, rappresenta un business inesauribile. A Sophia non vanno pagate royalties, né contributi, può lavorare 24 ore al giorno senza stancarsi, non si droga e non porta in tribunale il partner per molestie sessuali o cause da divorzio. L’evoluzione dell’auto-tunes le regala la voce perfetta, in grado di cantare su ogni ottava. Timbro, tonalità, estensione infallibili e aggiornabili. La robotica come avviene già in campo industriale e medico, ha ormai invaso anche il settore musicale. 

 

Del resto nel pop, i replicanti esistono da decenni seppur umani. Quante pecore Dolly canore abbiamo visto dagli anni Ottanta in poi?  Le più intelligenti e astute, come Cher, hanno persino ideato l’autoclonazione, tra trapianti estetici e tecnologie vocali (Cher fu la prima nelle storia a utilizzare l’autotunes). Tutto questo potrebbe spaventarci poiché a differenza di quanto dichiarato da Quincy Jones in una recente intervista per il lancio della sua piattaforma on line, sarà la musica al servizio della tecnologia e non viceversa, ma lo tsunami tecnologico ha già prodotto devastazioni impressionanti che sono nulla a confronto dello sconvolgimento del prossimo decennio quando la realtà artificiale si impossesserà molto presto del nostro stile di vita. I nuovi smartphone in 3D, come il prototipo Red in grado di proiettare dal display le immagini in ologramma, potranno permetterci di prenotare un divo androide nel nostro salotto esattamente come facciamo oggi con la pizza tramite app. L’ologramma di David Bowie si materializzerà sul nostro divano o “sorgerà” dal display nostro cellulare nell’aria, mentre noi sistemeremo i cappotti e i piumini degli ospiti in speciali armadi antiinquinamento. Non è fantascienza è realtà artificiale e noi in un modo o nell’altro, saremo destinati a viverla nella nostra quotidianità. 

 

Dal punto di vista strettamente produttivo e industriale abbiamo già notato le recenti acquisizioni delle multinazionali, dei cataloghi discografici di Bob Dylan, Bruce Springsteen, David Crosby, Sting, David Bowie. Milioni di dollari per accaparrarsi tutto o quasi il catalogo musicale più pregiato del Novecento. Del resto gli artisti invecchiano presto consapevoli che il disco fisico o digitale non è più un business e gli eredi degli artisti defunti non vedono l’ora di vendere tutto e fare soldi a palate. Quindi la compravendita dei diritti audio e video, sonori e di immagine è un capitale di valore inestimabile. Persino gli eredi di Frank Zappa, i figli Ahmet, produttore televisivo e Diva, attrice e designer di moda, hanno ceduto a una ditta americana specializzata in produzioni olografiche, i diritti di immagine del padre. Vedremo presto Frank Zappa in tour alla stessa maniera di Hatsune Miku. Insomma è facile immaginare in un futuro assai vicino, come saranno i nostri salotti o studi. Via ingombranti librerie con vinili pesanti e cd. Nessun mega televisore in alta definizione. Basterà un semplice hardware olografico, trasparente, leggerissimo e portatile e una connessione internet. Poco spazio e massimo risultato. Potremo vedere, parlare e interagire con chiunque in tempo e a dimensioni reali, a latenza zero senza ritardi satellitari o frizz di immagine. Le videochiamate o le conference call ci sembreranno preistoriche. Non solo, potremmo anche dialogare con i morti, con i vip estinti. Le loro immagini saranno completamente rielaborate e riprogrammate, voci comprese. Non è fantascienza. Per gli americani è persino normale. 

 

La Holo System, società specializzata in produzioni olografiche che ha già acquisito i diritti di Elvis Presley, Tupac Shakur, Whitney Houston, Freddy Mercury e tante altre pop star scomparse, sta programmando con una società coreana, la “resurrezione” di Michael Jackson. Come è stato possibile? In un potentissimo software capace di elaborare qualsiasi frammento di immagini video e di audio, è stato caricato di tutto: interviste di Jackson a radio e tv, live show, video, telefonate, messaggi vocali, videochiamate, insomma tutto di più. Il software cataloga e rielabora ogni singolo frame secondo quello che decide il programmatore che può programmare ogni singolo gesto o ogni singola vocale o consonante del re del pop scomparso. Niente di diverso da quello che faceva il dottor Victor Frankenstein nel romanzo scritto da Mary Shelley, in cui si procurava pezzi di cadaveri per creare la sua nuova creatura come simbolo dell’immortalità. 

 

Così il Frankenstein Jacko rivivrà sul palco e magari in tour cantando persino canzoni inedite, ma potremmo anche parlarci in salotto tramite il nostro hardware olografico. Basterà ordinare on line il servizio in tempo reale come facciamo oggi con un film on demand sulle piattaforme televisive. 

 

In tutto questo vi chiederete: «Sì, ma la musica che c’entra?». C’entra perché potremo continuare a consumarla ma con una fruizione completamente diversa. Il prodotto fisico, inteso come disco in vinile o cd, è già praticamente agonizzante e sparirà del tutto restando solo come residuo museale. Secondo il supporto tecnologico che useremo, di nuova o di futura invenzione, subiremo costi variabili secondo il valore del repertorio artistico. Chi come Dylan o Jackson è passato alla storia costerà molto di più mentre l’artista nuovo o inedito sarà trattato come un prodotto discount. Questa rivoluzione epocale cambierà del tutto i nostri consumi e persino le nostre emozioni e percezioni audio visive. Una rivoluzione anche antropologica e non solo culturale, a cui dolenti e nolenti, dovremmo sottostare perché ci verrà imposta dalle multinazionali dell’entertainment. Sotto il profilo strettamente culturale, questa rivoluzione ci costringe a una analisi molto complessa. Da una parte appare evidente che tutto quello che è stato fatto nella storia dell’arte e della musica, restringendo il campo, nel Novecento è insuperabile e irripetibile, rappresentando un valore inestimabile, dall’altra tutto ciò che ci sarà presentato e spacciato come nuovo o inedito, durerà lo spazio di un click, e morirà sul nascere, causando un impoverimento della creatività artistica. I nuovi artisti sono e saranno sempre più i programmatori, i creativi tecnologici che utilizzeranno la memoria delle eccellenze artistiche del passato facendole resuscitare con nuovi supporti e nuove tecnologie audio visive. 

 

Per questo i Beatles rimarranno per sempre mentre la fuggevole star del presente potrà esistere solo a data di scadenza, come un qualsiasi yogurt a breve o a lunga conservazione, a meno che non sia virtuale come la diva Hatsune Miku che - essendo tale - è immortale.

bowie a casa tua 1
bowie a casa tua 2
bowie a casa tua 4
bowie a casa tua 5