Dimensione Brama: il rock che mette in scena il disordine umano

Leonardo Morosini

Dalle quinte di un teatro barocco irrompe un uomo alto, calvo, atletico, indossa solo un pannolone. La sua voce calda e baritonale è segnata da un evidente rotacismo. Al suo seguito, un bizzarro santone caprino in versione rocker, tra tunica ed elmo chiodato cyberpunk. E poi, in corteo, un piccolo esercito di funambolici e virtuosi musicisti: un bassista elegantissimo con un’aura da commendatore, uno scienziato dell’atomo votato alle poliritmie, un percussionista sensuale nella sua istintiva energia, e infine un trombettista caustico, carismatico e dal respiro inesauribile. 

Siamo a teatro, ma non capiamo bene a cosa assisteremo: un concerto rock, un dramma barocco, un comizio politico, una performance postmoderna o un gay show erotico anni Ottanta? Non è chiaro. 

Questi sono i Dimensione Brama, collettivo e band rock romana, attivi dal 2021 e fin da subito votati alla dimensione performativa. Nicola Pecora – voce – e Claudio Molinari – chitarra e voce –, sono uno degli esperimenti musicali più interessanti e sorprendenti del panorama underground. La loro è un’erranza schizofrenica per spazi eterogenei: chiese sconsacrate e chiese “in funzione”, teatri, una sede di Rifondazione Comunista, club e atelier, festival di quartiere, le vie del centro. Si autodefiniscono un’astronave calderonica in cerca di pianeti.

Vengono scoperti dal giornalista e critico musicale Ernesto Assante che, poco prima di lasciarci, li descrive come «un’entità assolutamente contemporanea, perfettamente calata nella realtà di oggi, fuori dai generi». 

Poi approdano a X Factor: Manuel Agnelli li stronca: «Avete costruito un parcheggio sulla mia adolescenza» commenta a caldo dopo una troppo allegra cover dei Joy Division, ma loro resistono quattro puntate e al momento dell’eliminazione dichiarano: «Per noi è stato uno studio sulla televisione italiana: eravamo infiltrati, ma ve ne siete accorti». In poche parole, approdare alla TV senza tradire la natura circense e situazionista. Ed è proprio questa natura ad aver a lungo ostacolato la realizzazione di un album. Incidere un disco, in fondo, significa cristallizzare un’identità, e per una realtà così fluida, l’operazione diventa particolarmente ardua. È però grazie all’esperienza a X Factor che riescono a compiere il passo. Dietro le quinte incontrano il producer Daniele Razzicchia (tra i nomi più noti con cui ha lavorato si ricordano Ariete e Psicologi), che decide di imbarcarsi in questa rocambolesca avventura produttiva.

Dopo un lungo travaglio nasce Teatral Politik. In copertina, Molinari nudo su una colonna, natiche al pubblico e parruccone settecentesco; attorno, una buia campagna. Sopra di lui, il titolo rosa shocking in corsivo tremolante. Un nome esplicativo per una band performativa: se tutto è politico, pirandellianamente tutto è teatro – anche la politica, senza populismi. 

L’album mette in scena l’Occidente che si guarda allo specchio e scopre i propri traumi, filtrato da una lente rococò. Come insegnano Adorno e Horkheimer, il fil rouge che dall’illuminismo porta alle camere a gas.

L’opening track è un manifesto estetico e politico. Ciao bella ciao si apre con la sola voce di Pecora che recita un prologo tenero e marinettiano. Il testo mescola biografia del cantante, social, diserzione e lotta partigiana in un frullatore electro-punk. Il finale sorprende: piano e fruscio di falsi contatti. Un opening all'altezza, versione gibsoniana dei CCCP. La cattiva strada è Molinari che mette a nudo la sua vena spaccona, un po’ cantautoriale e un po’ trap, su un tappeto rock’n’roll. L’album prosegue con Economia, secondo manifesto che sembra la versione pop di un discorso di Franco “Bifo” Berardi: invettiva contro potere costituito, profitto, lavoro, persino l’industria alimentare. È poi il turno di Non si scherza con Amleto, nata per gioco con Gaia Rinaldi durante le prove dell’Amleto: l’attrice la chiude con un canto angelico, non prima di un inaspettato momento nightcore alla Pop X. Il brano invita a riflettere sull'iconico “Time is out of joint” pronunciato dal protagonista del dramma shakespeariano: «Il tempo non si ferma Amleto!». «Morto un dittatore, se ne farà un altro». Si prosegue con Goodbye cuore da killer, singolo prodotto a Milano negli studi della Warner durante X Factor. Brano radiofonico, squillante, infestante: ci si trova a fischiettarlo. Pop puro che ridicolizza la société du spectacle e lo fa citando esplicitamente Agnelli: «parcheggi sulle nostre adolescenze» e dedicato a Paola Iezzi: «Paola non ti perdere perché / anche se ti vedi stanca e dimagrita / non si fermerà la vita». Piccolo orfanello è il cuore tenero dell’album: una dichiarazione pop contro ogni guerra, più evocata che spiegata. Una colonna sonora fragile che si affaccia su Kherson, Teheran, Gaza. Guerre passate, presenti, future, che come sempre lasciano orfani. A seguire, Senza nome: partenza alla Meganoidi, poi cantautorato chitarra e voce. Bene l'alternanza Molinari/Pecora, ma è il brano più debole – scrittura prevedibile seppur trappeggiante, struttura poco incisiva. Anche Particelle elementari, terzo singolo su intelaiatura itpop, all’ascolto funziona ma è viziato da passaggi fin troppo radiofonici. L’album si chiude con That’s Life, deliziosa ballad pop. La partenza è segnata da intermezzi progressive che sorprendono e stordiscono, poi il pezzo si fa più classico e struggente nel suo romanticismo rococò. Il finale scadenza un elenco storico-filosofico-poetico cantato da Molinari: vagamente, senza citazionismi imbarazzanti, ricorda il finale di Sfiorivano le viole.

Teatral Politik è un lavoro fresco e originale, soprattutto se si pensa alla povertà della scena attuale – ascolti facili, numeri sulle piattaforme, ritornelli piatti. Il disco talvolta rincorre il catchy, ma sorprende per le articolazioni sonore, la scrittura alchemica di Pecora, gli stravaganti rimandi politici e musicali.

Per una band performativa come i Dimensione Brama, questo album è solo una faccia del poliedro. Per capirli davvero, dovete vederli dal vivo, dove i brani si estendono e mutano forma di concerto in concerto. A Roma li attendono il 14 maggio al Monk. Seguiranno altre bizzarre location.

 

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