In questa città (quale? ma è ovvio: lei!) si aggira una nuova categoria di primati: i Sapiens stanno cedendo il passo all’Homo Occulte Iratus o Passivo-Aggressivo, se vogliamo parlare semplice. Come mai questa mutazione? Azzardo un’ipotesi: sono individui frustrati, insicuri e patologicamente insoddisfatti che scaricano sul prossimo il carico della loro impotenza emotiva. La vita gli viene male (anche se, magari, hanno tutto). La frequenza e la qualità dei loro rapporti sessuali è assai deprimente. L’autostima è talmente bassa che rischiano d’inciamparci. Eccetera… Forse l’istinto primigenio sarebbe quello di sfogare le delusioni spaccando ogni cosa con una clava, ma la mammina ha insegnato loro che non si fa e così si trasformano nella versione Passive Aggressive. Se desiderate vederne qualche esemplare in azione, vi consiglio di indossare l’inconfondibile cappello da antropologo (tessuto kaki, tesa larga, cupola rigida) e appostarvi dentro una gelateria durante l’ora di punta (quella dell’uscita dei campus estivi a luglio è perfetta). Mi raccomando, scegliete una giornata molto calda: queste creature danno il meglio di loro quando la canicola appanna la pazienza anche dei santi. Bene, lo scenario che vi si para davanti è il seguente: coda chilometrica di bambini, ragazzi, tate, mamme, papà, nonni, zii, cugini di secondo grado in attesa che venga il loro turno di mettere in bocca qualcosa di fresco. I Sapiens, per ottimizzare i tempi, scelgono gusti e formati di gelati/frappé/granite durante la mezzoretta d’attesa, ma, prima o poi, ecco che salta fuori l’Homo Occulte Iratus in tutto il suo splendore! Aspetta che tocchi a lui sbuffando e lamentandosi dell’inefficienza degli inservienti, ma, non appena arriva finalmente il suo momento, prende a parlare con lentezza quasi liturgica e si dichiara impreparato in merito alla sua comanda, assumendo un atteggiamento tra il divertito e il finto imbarazzato: s’informa sulle diverse varietà di cioccolato (anche se le conosce a memoria), chiede un cono, poi però ripiega sulla coppetta e alla fine prende una cialda, domanda con affettata educazione se può assaggiare quel nuovo tipo di caramello salato per decidere se è troppo stucchevole, indugia amleticamente di fronte alla domanda «Vuole l’aggiunta di panna montata?» e intanto la fila si allunga come un dragone cinese. Qualcuno finirà per spazientirsi: è esattamente ciò che desidera il Passivo-Aggressivo! Far andare il pomeriggio di traverso agli altri per sentirsi in buona compagnia… Già, ma come opporsi a tutto questo? Ad esempio, usando quella cosa che ci distingue dagli altri primati, appunto: la parola. Uno scimpanzé, un bonobo o un gorilla troverebbero soluzioni non verbali molto efficaci, ma noi possiamo arrischiarci ad articolare addirittura un discorso, più o meno, complesso come: «Mi scusi? Sì, dico a lei che tergiversa da cinque minuti mentre i bambini aspettano al sole: può spiegarci perché sta portando avanti questo comportamento passivo-aggressivo che danneggia tutti, lei compreso?». Se la verità è la cosa che ci fa più paura, l’Homo Occulte Iratus inizierà a tremare (e il suo gelato cioccolato e caramello salato cascherà sul pavimento). Ovviamente si difenderà con arroganza negando ogni evidenza, ma in cuor suo dovrà ammettere di essere stato smascherato. E, può darsi, che, in fondo in fondo, potrebbe fargli persino piacere, sulla falsariga dei serial killer che lasciano indizi nella segreta speranza di essere scoperti dalla polizia. Del resto, ogni processo di guarigione parte dalla consapevolezza della propria patologia, come diceva lui (chi? ma è ovvio: lui!).
Come riconoscerli? Facile: non si fermano ai semafori (loro sono troppo fighi/fighe per frenare), diventano lentissimi quando si tratta di lasciare un tavolo mentre gli altri aspettano in piedi, non cedono il posto sui mezzi, fingono di non capire se qualcuno chiede un’informazione, amano ostruire i passaggi con la loro persona, soprattutto se qualcuno ha premura, e così via. No, non sono semplicemente maleducati o arroganti: c’è dell’altro…

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