Nascono i Re Nudo Magical Mystery Tours

Valentina Rubbi

Non abbiamo mai viaggiato così tanto. E non abbiamo mai visto così poco. Negli ultimi vent'anni abbiamo iniziato a viaggiare più di qualunque altra generazione della storia. Abbiamo raggiunto luoghi un tempo inaccessibili, attraversato continenti in poche ore, reso familiare ciò che fino a poco tempo fa sembrava remoto. Eppure, proprio mentre il mondo diventava sempre più accessibile, il nostro sguardo si è fatto più frettoloso, più distratto, più superficiale.

 

Il viaggio si è progressivamente trasformato in una collezione di luoghi, una lista da spuntare. Si corre da una tappa all'altra con la convinzione di aver conosciuto un Paese, finendo spesso per trascurare ciò che rende davvero unico un luogo: le persone. Quelle che lo abitano, che lo hanno costruito, che continuano a plasmarlo ogni giorno con le loro storie, i loro conflitti, le loro contraddizioni.

Siamo davanti ad una nuova forma di colonialismo, quello dello sguardo. Consumiamo i luoghi invece di lasciarci trasformare da essi. Vogliamo fotografare prima ancora di capire dove siamo. Produciamo immagini prima ancora di costruire esperienza. Il luogo diventa la scenografia del nostro racconto personale.
Sarebbe troppo facile pensare che sia un problema dei social. Non lo è. Molto prima di Instagram c'erano le serate di diapositive, i racconti interminabili, lo stesso bisogno di mettere noi stessi al centro del viaggio. Cambiano gli strumenti, non il meccanismo.

 

Questo è ciò che accade a chi viaggia. Ma sarebbe ingenuo pensare che questa deriva non riguardi anche chi i viaggi li progetta e li accompagna. Lo scorso dicembre ero in Dancalia. Durante una conversazione è saltata fuori la Mauritania, uno dei viaggi più belli della mia vita. Ne parlavo con l'entusiasmo che si riserva a quelle esperienze che continuano a vivere dentro di te anche molto tempo dopo il ritorno. Una coppia di viaggiatori mi guardava perplessa. Erano convinti che stessi confondendo Paese, perché la loro Mauritania non aveva nulla a che vedere con la mia. Allora ho chiesto: “aspettate. Il dove è lo stesso. Raccontatemi il come. Raccontatemi il vostro modo di attraversare quel Paese. Lo sguardo con cui ci siete entrati. Il modo in cui siete stati accompagnati a comprenderlo.”

 

Per decenni il turismo si è concentrato quasi esclusivamente sul dove. Noi crediamo che oggi la vera rivoluzione sia il come. E non stiamo parlando del mezzo di trasporto, del livello di comfort o del numero di stelle di un albergo. Parliamo dello sguardo.

Perché puoi attraversare Belfast senza comprendere nulla del conflitto nordirlandese. Puoi trascorrere una settimana a San Francisco senza intuire perché quella città abbia cambiato il modo di pensare di intere generazioni. Puoi arrivare nel Sahara e vedere soltanto una distesa di sabbia.

 

In Re Nudo coltiviamo un'altra idea di viaggio. Leggere un libro nel luogo in cui è stato scritto. Ascoltare una canzone nel posto che l'ha ispirata. Camminare nelle stesse strade percorse da chi ha cambiato il modo di pensare di milioni di persone. Incontrare chi quei luoghi continua ad abitarli e a interpretarli ogni giorno. Perché i luoghi non sono scenografie. Sono relazioni. Sono memoria. Sono idee che continuano a parlare al presente.

 

Da questa convinzione nascono i Re Nudo Magical Mystery Tours: percorsi che attraversano la storia, le storie, la cultura e le idee che hanno contribuito a trasformare il nostro presente. Vogliamo accompagnarvi dentro una rivoluzione culturale. Una rivoluzione che non appartiene al passato, ma continua a interrogare il presente. Con la curiosità di chi parte non per confermare ciò che già pensa, ma per mettere in discussione il proprio punto di vista.

 

Non abbiamo la pretesa di cambiare il turismo, ma - nel nostro piccolo - vorremmo contribuire a cambiare il modo di viaggiare. Togliere rumore, restituire profondità. Qualche giorno fa un giornalista mi ha chiesto:
"Quindi Re Nudo adesso organizza anche viaggi?"
La mia risposta è stata semplice. “No! Re Nudo organizza cambi di prospettiva. Organizza atti di resistenza culturale. E questi viaggi ne sono una forma.”

MMT