La condizione del creativo

Davide Castellazzi

La condizione del creativo non è una condizione semplice: essa è, per sua natura, inquieta. Non conosce orari, la mente del creativo si inerpica su pensieri dove pochi esseri umani vanno a ficcarsi. Il creativo lo sa il rischio che corre, ma, in modo elegiaco, si butta nei suoi svolazzi.

La condizione del creativo è vicina a quella del folle. Uomini che, apparentemente senza sostanza, nascondono una tenerezza ed una amore sconfinati per il genere umano.

La condizione del creativo è spesso inebetimento autoindotto per trovare qualcosa che prima non c’era: una buona melodia, un capitolo di un libro più istrionico e iconoclasta rispetto al piattume che ci propinano i romanzetti da cassa in libreria.

Come diceva Carmelo Bene, come si auspicava già nella sua gioventù creativa: vorrei diventare il più cretino dei cretini.

E così in questa atmosfera solinga e prolifica, il creativo si estenua, alla ricerca di nuovi significati, ai sogni dati.

I soli amori possibili sono quelli impossibili, e il creativo lo sa. Non è un cupido, il creativo: passa il tempo a immaginare: rapporti sessuali, incontri d’amore, gite fuori porta una domenica d’aprile, con una lei, o un lui, spesse volte immaginario.

Sia ben chiaro che esistono creativi anche sposati eh…non tutti sono marelli o zitelle.

La condizione del creativo è una sfida quotidiana, è un eterno compromesso tra il dover fare e il poter essere.

Non vi è pace per il creativo, è la sua croce più grande, e forse la più deliziosa.

Senza tutto questo caos interiore, viscerale, il creativo non saprebbe come vivere.