Nel 1974, in un angolo appartato del Galles, lontano da qualsiasi scena codificata, Oliver Chaplin incide un disco destinato a rimanere sospeso nel tempo. Standing Stone nasce così: tra terra, legno e silenzi di campagna, registrato in una fattoria con mezzi limitati ma con un’immaginazione fuori scala. Solo 250 copie, due varianti di copertina — blu e verde — e una traiettoria interrotta prima ancora di iniziare. Con l’aiuto del fratello Chris Chaplin, ingegnere del suono alla BBC, il disco prende una forma sorprendentemente compiuta: folk e blues si intrecciano con una psichedelia fragile, quasi domestica, che rifugge ogni virtuosismo. Ma il sistema, allora, è impermeabile. Le radio non trasmettono autoproduzioni. Un tentativo di distribuzione attraverso la Virgin Records si arena. Oliver non firma, parte per la Grecia, e al ritorno sceglie la terra al posto della musica. Fine della storia — almeno in apparenza. Per anni, Standing Stone resta un oggetto fantasma. Poi, come spesso accade con certi dischi irregolari, qualcosa cambia. Tra collezionisti e appassionati, il suo nome comincia a circolare. Le prime ristampe negli anni ’90 riaccendono una luce, ma è nel 2022 che la Guerssen Records decide di trattarlo per quello che è: un piccolo capolavoro della tarda psichedelia. La nuova edizione, con copertina verde, cura ogni dettaglio. Quest’anno arriva anche la versione con copertina blu, ancora più fedele all’originale, arricchita dalle note di Richard Allen e da uno scritto che ne ripercorre la fortuna tardiva, a firma di Giacomo Checcucci. Il dato che conta è uno solo: il vinile blu va esaurito in 24 ore. Non è nostalgia. È bisogno. Ed è proprio da questo bisogno che nasce Orbited Factory. Un’etichetta che non si limita a ristampare il passato, ma lo mette in movimento. Il primo progetto si chiama Stepping Stone: una serie di reinterpretazioni contemporanee dei brani di Standing Stone, pubblicate su Bandcamp. Il nome è già una dichiarazione: pietre per attraversare il fiume, per passare da un’epoca all’altra senza perdere l’equilibrio. Dietro l’iniziativa ci sono Giacomo Checcucci, il nipote di Oliver, Jethro Chaplin, e Jacopo Valli. Non una celebrazione, ma un’operazione viva. Ogni artista registra nel proprio spazio, mantenendo un’identità precisa, ma il suono finale passa attraverso i Mwnci Studios in Galles, dove Jethro ricuce il tutto con una sensibilità coerente. I primi risultati sono tutt’altro che reverenziali. Hey Danny Young destruttura “Trance” usando telefoni vintage e registratori giocattolo, riportando il gesto creativo a una dimensione quasi infantile. Kevin Coleman, con “Flowers on a Hill”, sovrappone american primitive ed elettronica, trasformando i suoni della fattoria in frequenze sintetiche. Isaiah True Weaver entra in “Orbit Your Factory” con un rispetto quasi paesaggistico, lasciando respirare il brano. Poi arriva Jason Simon, voce e chitarra dei Dead Meadow, e qualcosa cambia davvero. La sua versione di “Where’s My Motorbike” — uscita il 7 aprile — compie un gesto radicale: prende un brano leggero, quasi ironico, e lo trasforma in un’ombra. La domanda “where’s my motorbike” non è più un gioco, ma un’ossessione. È qui che si misura la qualità di una cover: non nell’imitazione, ma nella deviazione. Il prossimo capitolo è già in arrivo: il 21 aprile sarà la volta di Momus, figura imprevedibile della musica scozzese. Il titolo resta segreto, e forse è giusto così. In fondo, Standing Stone non ha mai smesso di essere un enigma. Orbited Factory non sta solo recuperando un disco. Sta dimostrando che certe opere non appartengono al passato, ma a un tempo laterale, pronto a riattivarsi. E che, ogni tanto, per andare avanti davvero, bisogna tornare a mettere le mani nella terra.


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