INDIA - SULLE TRACCE DEI BEATLES

FEBBRAIO 1968
Provate a immaginare quattro ragazzi tra i venticinque e i ventisette anni che hanno tutto. Sono ricchi, sono famosi. Ma non famosi come può esserlo un cantante, un attore o un personaggio televisivo. Sono i Beatles. Qualsiasi cosa facciano diventa una notizia, qualsiasi cosa indossino diventa una moda, qualsiasi cosa dicano viene ascoltata da milioni di ragazzi.
Hanno attraversato l'America, sono stati ricevuti a Buckingham Palace e investiti del titolo di baronetti da Sua Maestà la Regina. Hanno trasformato i capelli in una questione generazionale.
E nel 1967 hanno pubblicato Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band, spostando ancora una volta i confini della musica popolare. Insomma, hanno vinto.
Eppure, all'inizio del 1968, salgono su un aereo, attraversano mezzo mondo e vanno a sedersi per ore con gli occhi chiusi ai piedi dell'Himalaya.
Perché?
È da questa domanda che parte il nostro viaggio.

 

AVERE TUTTO. E CERCARE ANCORA
Perché si può avere tutto e sentire comunque che manca qualcosa. Forse i Beatles non andarono in India perché non avevano niente. Ci andarono proprio perché avevano avuto tutto. E proprio allora sentirono il bisogno di fermarsi. Nel racconto ufficiale dei Beatles, il viaggio in India viene ricordato come un soggiorno dedicato allo studio della meditazione trascendentale e come una fase particolarmente fertile dal punto di vista creativo. 

Il viaggio comincia a Bombay. È qui che George Harrison approfondisce il proprio rapporto con la musica indiana e con musicisti locali durante il lavoro alla colonna sonora di Wonderwall. L’India non entra nella storia dei Beatles come semplice esotismo, diventa progressivamente un altro modo di pensare la musica: un diverso rapporto con il tempo, con le note, con gli strumenti. E soprattutto con sé stessi.
Poi si sale verso nord, verso le pendici dell’Himalaya, si sfiora il Gange e si raggiunge Rishikesh, lontano dalla macchina industriale costruita intorno ai Beatles. Lì i quattro seguono gli insegnamenti del Maharishi Mahesh Yogi: meditano, passeggiano, parlano, scrivono. Molto.
Forse andarono in India per smettere di essere i Beatles. Ma nel silenzio dell’ashram ciascuno cominciò a sentire più chiaramente la propria voce.

 

UNA VALIGIA PIENA DI CANZONI
Quando lasciano l’India, i Beatles tornano a Londra con moltissimo materiale. La documentazione ufficiale relativa al White Album ricorda che gran parte del primo lavoro di composizione del disco avvenne proprio a Rishikesh tra febbraio e aprile 1968. Ma forse tornano anche con qualcosa di più difficile da misurare: una maggiore consapevolezza delle proprie differenze.
Il viaggio che avrebbe dovuto avvicinarli potrebbe avere contribuito, almeno simbolicamente, a rendere più riconoscibili le loro quattro individualità.
C’è da sottolineare che, mentre i Beatles cercavano il silenzio lungo il Gange, una generazione occidentale stava scegliendo la strada opposta: occupare le università, riempire le piazze, affrontare la polizia, trasformare la vita privata in conflitto politico. 

 

Quello che cercheremo in India non è la leggenda. E non sarà nemmeno un pellegrinaggio per fan.
Seguiremo le tracce di quattro giovani uomini nel momento esatto in cui, dopo aver conquistato tutto ciò che il mondo esterno poteva offrire, decisero di guardare nella direzione opposta.
Un viaggio per capire perché, qualche volta, bisogna andare dall’altra parte del mondo per riuscire finalmente ad ascoltare sé stessi.